VITTORIO SGARBI

Gioia e dolore, orgoglio e rassegnazione, angoscia e adorazione; quanti sentimenti può racchiudere un'espressione? Come parole stampate, li leggiamo nei segni che, indiscreti e indomabili, attraversano i volti. Segni spesso evidenti, talvolta celati, altre volte visibili solo per pochi. Possono apparire distesi come lenzuoli asciugati dal vento, quando il corpo si abbandona alla passione; profonde come crepe su terreni aridi, quando da tempo vige la preoccupazione; tremanti come foglie, quando l'ansia prevarica ogni ragione; gonfi come fulmini in piena, quando l'ira si scatena.

Maria Scalia, nel suo percorso d'artista, li indaga in ogni loro sfaccettatura, rendendoli protagonisti e perno centrale delle sue composizioni.

Siciliana d'origine, piemontese d'adozione. Maria Scalia è nata a Palermo; lì ha coltivato al sua passione per l'arte, prima fra i banchi di scuola, poi conseguendo la laurea in architettura e, in seguito, frequentando l'Accademia delle Belle Arti.

Ormai da qualche tempo vive a Torino.

Le sue opere sono state esposte in numerose mostre collettive, tenutesi in diverse città italiane ed estere, dove hanno riscontrato apprezzamenti da critici e collezionisti.

Artista prolifera e sensibile, d'ascendenza figurativa, con disinvoltura e capacità tecnica adotta l'acrilico, l'acquarello, il pastello per i paesaggi, nature morte e figure. Ma è nell'analisi e realizzazione del corpo umano, ponendo una particolare attenzione al volto, che Scalia trova il terreno più affine alle sue esigenze espressive. Per esso ha maturato uno stile molto personale, che si sviluppa in senso espressionista, e non ancora totalmente compiuto.

Se per le nature morte e i paesaggi impiega colori accesi e intensi nei toni, per dar loro concretezza, tutt'altra via sceglie per gli uomini, donne e bambini. Sono corpi che sembrano sciogliersi e amalgamarsi fra loro come candele accese, sfioranti il ricordo di Egon Schiele e Oskar Kokoschka, ma con delicatezza.

Scalia li delinea con tratti morbidi e decisi, vibranti ma marcati allo stesso tempo. I colori sono quasi assenti; quelli che vi pone sono caldi, sfumati e scelti con cura, affinché non distolgano l'attenzione, ma bensì contribuiscano a rendere l'insieme chiaro e diretto.

Il risultato è elegante e intrigante, riuscito.

L'artista non lascia nulla la caso e risolve tutto con la potenza del segno, affidando ad esso la trascrizione dell'essenza dell'individuo. L'obiettivo che Scalia si prefigge – e raggiunge – è stimolare il processo di osservazione, canalizzare la nostra attenzione sui tratti, per poter andare altre ciò che semplicemente vediamo.

Il suo è un invito a osservare l'altro, a svestirlo dall'apparenza che porta addosso, del superfluo di cui si ricopre, di tutto quel colore che la società gli impone.

Vittorio Sgarbi